Aggiornamento del 13 aprile
La settimana si apre con un fine settimana denso di eventi,
in cui la forma - nei gesti, nei simboli, nelle scelte di protocollo - ha detto spesso più della sostanza. Un principio che vale tanto in geopolitica quanto nella lettura dei mercati.
Il vertice in Pakistan tra la delegazione statunitense e quella iraniana si è concluso senza accordo. Ventuno ore di negoziati, poi JD Vance è ripartito domenica lasciando comunque uno spiraglio aperto. Ma al di là dell'esito, è il contorno a meritare attenzione.
Ad accogliere entrambe le delegazioni non è stato il premier pakistano, bensì il capo dell'esercito, il generale Asim Munir: in abiti civili per gli americani, in uniforme per gli iraniani. Un cambio di veste non casuale: il messaggio implicito all'Iran è chiaro, qui si parla esercito contro esercito. Sullo sfondo, il patto di mutuo supporto militare siglato a settembre con l'Arabia Saudita, e gli aerei delle forze pakistane arrivati nella regione nel corso del weekend.
Il vero regista rimane la Cina. Pechino fornisce supporto tecnologico all'Iran (i missili colpiscono con una precisione difficile da spiegare senza assistenza satellitare esterna) e nel frattempo manda i propri segnali. Xi Jinping ha incontrato la leader del principale partito di opposizione taiwanese, il Kuomintang: la prima volta in un decennio. Un gesto rivolto sia a Taipei che a Washington, con le presidenziali a Taiwan fissate per gennaio 2028. Il sottotesto a Trump è trasparente: mentre sei occupato con Hormuz, io lavoro su Taiwan, senza di te.
La strategia iraniana appare altrettanto leggibile: prendere tempo. Tehran sa che Trump ha una scadenza, l'incontro con Xi del 14-15 maggio, e che ogni giorno che passa indebolisce la posizione negoziale americana. Più si allunga la trattativa, più Washington sarà costretta a fare concessioni.
Le elezioni ungheresi hanno consegnato al nuovo premier una maggioranza di due terzi, sufficiente per modificare la Costituzione. Il primo viaggio annunciato è in Polonia, il secondo a Bruxelles. Dopo anni di veti e attriti istituzionali, l'Europa potrebbe ritrovarsi con un interlocutore ungherese più collaborativo. Gli apparati restano in larga parte quelli costruiti negli anni orbaniani, ma la direzione è diversa. In un momento in cui la coesione europea è essa stessa una variabile strategica, non è un segnale secondario.
Sul fronte dei mercati, gli indici azionari dell'area euro hanno recuperato
le perdite accumulate dall'inizio del conflitto e si trovano in territorio positivo da inizio anno. Ma sotto la superficie, la rotazione settoriale è stata intensa. La domanda oggi è: come individuare i momenti di overshooting, in cui il mercato eccede al ribasso e si creano opportunità di accumulo?
Alcuni indicatori utili in questa fase. Lo scostamento dell'S&P 500 dalla propria media mobile a 200 giorni segnala attualmente un'esagerazione media, non ancora marcata. La backwardation del Brent si attesta intorno ai 18 dollari al barile: elevata rispetto alla norma storica di 5-6 dollari, ma inferiore al picco di 30 dollari toccato nelle settimane più acute della crisi. La curva del VIX mostra una lieve inversione, con la volatilità a breve superiore a quella attesa nel medio termine - segnale di eccesso, ma ancora nella fascia media.
Da monitorare il consenso degli analisti sull'S&P 500 a fine anno, fissato intorno ai 7.500 punti.
Livello ambizioso, che implica un cap significativo nell'area 7.000 nel breve - almeno fino a che l'incontro del 14-15 maggio non avrà chiarito il quadro negoziale con la Cina.
Il dato più rilevante del fine settimana è la brusca risalita delle aspettative di inflazione negli Stati Uniti. Dopo mesi di divergenza, attese americane in calo, europee in rialzo, la tendenza si è invertita: le aspettative a cinque anni dei consumatori statunitensi sono tornate a salire con decisione. Il Michigan Consumer Confidence di aprile ha toccato i minimi storici, con le aspettative a un anno in forte rialzo.
Il mercato ha sostanzialmente ignorato il dato di marzo sull'inflazione, uscito leggermente sotto le attese, privilegiando le aspettative dei prossimi mesi.
Più si prolunga la crisi di Hormuz, più lo scenario stagflazionistico rischia di consolidarsi. La BCE interverrà più volte questa settimana al meeting primaverile del FMI: la domanda è quanto potrà ancora rimandare una presa di posizione. Il tono dei discorsi sarà determinante per calibrare le aspettative obbligazionarie.
Agenda della settimana
- Iniziano oggi le trimestrali bancarie statunitensi, primo test concreto su come il settore stia assorbendo l'aumento della volatilità e del costo del denaro.
- Atteso anche il PIL cinese del primo trimestre.
- L'appuntamento da seguire con maggiore attenzione restano i discorsi dei membri della BCE - Cipollone compreso - per capire quanto lo scenario attuale stia modificando la traiettoria attesa sui tassi.
- Sullo sfondo, il solito pendolo trumpiano tra escalation e apertura negoziale, con l'orologio che scorre verso il 14-15 maggio.
A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR