Aggiornamento del 16 marzo


La settimana è stata dominata da un forte irrigidimento dello shock energetico,

con le quotazioni del Brent che sono salite oltre la soglia psicologica dei 100$, chiudendo in area 106$ al barile. Nonostante l’annuncio dei paesi membri dell’IEA di rilasciare 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, il mercato ha giudicato questa misura insufficiente a compensare la chiusura dello Stretto di Hormuz per un periodo prolungato. La tensione geopolitica è stata inoltre alimentata dagli attacchi al porto di Abu Dhabi, via di fuga per aggirare il blocco iraniano, e dalle minacce degli Houthi sul Canale di Suez, in un clima di incertezza diplomatica che vede in bilico l’incontro del 31 marzo tra Trump e Xi Jinping. In questo scenario, la Commissione Europea ha avvertito che il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari potrebbe riportare l'inflazione nell'Eurozona oltre il 3%.

Sul fronte macroeconomico, il quadro è stato complicato dalla seconda stima del PIL statunitense del quarto trimestre, rivisto bruscamente al ribasso allo 0,7% a causa di un rallentamento dei consumi. Questo deterioramento non ha tuttavia frenato il repricing restrittivo delle banche centrali: il mercato ha quasi azzerato le attese di tagli da parte della Fed per il 2026, mentre per la BCE si prezzano ora due rialzi dei tassi entro fine anno, con il primo intervento atteso già per il meeting di luglio. Questo ha innescato un forte sell-off obbligazionario che ha spinto il rendimento del decennale Treasury al 4,27% e il Bund al 2,95%, portando lo spread BTP-Bund ad allargarsi fino a 79 punti base.

Il nervosismo si è trasferito con forza sui listini azionari, dove l’S&P500 ha chiuso la settimana in negativo del 2,3% dovuto all'incremento dei rendimenti obbligazionari e dai crescenti timori sull'impatto dei costi energetici sui margini aziendali. Sotto la superficie degli indici, l’unico reale baluardo è rimasto il settore Oil & Gas, che ha sovraperformato grazie al rally del greggio, mentre il comparto immobiliare è risultato il peggiore per via dell’elevata sensibilità al rialzo dei rendimenti governativi.

 

Infine, le dinamiche di mercato hanno evidenziato

una rotazione atipica nelle gerarchie dei beni rifugio. L’oro ha fallito la sua funzione protettiva, lasciando al Dollaro il ruolo di unico rifugio reale. Il biglietto verde ha così schiacciato le principali valute, spingendo l'Euro ai minimi di otto mesi in area 1,1450 e portando lo Yen vicino alla soglia critica di 160, livello che ha indotto le autorità statunitensi e giapponesi a una stretta sorveglianza per prevenire fiammate di instabilità sistemica.

 

A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR