Aggiornamento del 2 febbraio


L’attenzione dei mercati si è concentrata sulla riunione della Federal Reserve,

in una settimana priva di dati macroeconomici di rilievo. Il FOMC ha mantenuto invariati i tassi di interesse, confermando un approccio prudente e orientato all’attesa.

Il messaggio della banca centrale resta legato all’evoluzione del mercato del lavoro e alle pressioni inflazionistiche: in assenza di segnali di indebolimento dell’occupazione, la Fed preferisce attendere il pieno assorbimento degli effetti inflazionistici dei dazi prima di valutare un nuovo ciclo di easing.

ll punto centrale, secondo i policymaker, risiede nella stagnazione dell’offerta di lavoro: come sottolineato da Powell, l’assenza di una crescita significativa dell’occupazione non viene interpretata come un segnale di debolezza, poiché riflette la mancata espansione della forza lavoro. Il linguaggio della Fed sul mercato del lavoro ha subito un cambiamento significativo, con la rimozione del riferimento all’aumento dei “rischi al ribasso”.

Tra i nominativi circolati negli ultimi mesi per la guida della Fed, Kevin Warsh è non solo il più mediaticamente esposto, ma anche quello noto per le sue posizioni più rigoriste in tema di politica monetaria. La sua nomina da parte del presidente Donald Trump (che dovrà comunque attendere l’approvazione del Congresso) contribuisce ad attenuare i timori riguardo a una possibile perdita di indipendenza della banca centrale statunitense.

I mercati obbligazionari governativi hanno mostrato una maggiore stabilità rispetto alla settimana precedente, beneficiando di un contesto informativo più disteso sul fronte geopolitico e dell’assenza di dati macroeconomici di rilievo. Negli Stati Uniti, i rendimenti dei Treasury si sono mantenuti sostanzialmente invariati, con il decennale in area 4,25%; la curva ha registrato un lieve steepening, con rendimenti a breve in calo e rialzi concentrati soprattutto sulle scadenze più lunghe. Anche in Europa, la volatilità sui tassi è risultata più contenuta

Negli Stati Uniti gli indici principali hanno chiuso poco mossi, ma con una forte dispersione interna: i grandi titoli tecnologici si sono mossi in ordine sparso e hanno continuato a guidare le differenze di performance

 

In particolare, Meta ha beneficiato di una revisione al rialzo

delle prospettive sugli utili, mentre Microsoft ha sofferto per i timori di compressione dei margini legati all’aumento dei costi e al rallentamento del cloud. Le dinamiche dei principali indici dell’area euro nelle ultime cinque sedute sono state condizionate non solo dalle dichiarazioni del Presidente Trump su Iran e dollaro, ma anche dalla pubblicazione delle trimestrali di alcune delle principali società che hanno riportato numeri leggermente sotto le aspettative.

Venerdì sera a mercati chiusi S&P ha confermato il rating dell’Italia a BBB+ e migliorato l’outlook da stabile a positivo.

 

A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR