Aggiornamento del 20 aprile
Il pendolo Hormuz continua ad oscillare.
Nel fine settimana la marina statunitense ha sequestrato una nave iraniana, complicando i colloqui previsti in Pakistan. Il nodo formale resta il nucleare, ma la sostanza è un'altra: Trump ha fretta di chiudere prima del 14-15 maggio, quando è atteso l'incontro con Xi Jinping.
L'Iran lo sa, e non ha fretta di cedere. Nel frattempo, emergono le prime tensioni finanziarie nella regione: gli Emirati Arabi Uniti starebbero valutando una linea di swap in dollari con Washington. Il motivo è strutturale: il dirham è ancorato al dollaro dal 1997 con un cambio fisso, e difendere quel peg (ancoraggio valutario) in una fase di forti deflussi di riserve richiede un consumo crescente di valuta americana.
I listini statunitensi hanno recuperato terreno con decisione superando i livelli raggiunti il 27 febbraio. Il Nasdaq guida il rialzo - oltre +7% in euro - grazie al risveglio delle Magnifiche Sette, che hanno spiegato circa il 60% del recupero da marzo. Restano in rosso da inizio anno Tesla (-11%) e Microsoft (-13%), entrambe attese alle trimestrali nelle prossime due settimane.
Amazon, Microsoft e Meta hanno nel frattempo annunciato piani di investimento in conto capitale superiori ai 600 miliardi di dollari per il 2026, quasi il doppio rispetto all'anno scorso, un segnale di fiducia sulla traiettoria dell'intelligenza artificiale che il mercato sta cominciando a rivalutare positivamente.
Le valutazioni prospettiche delle Magnifiche Sette mostrano un recupero da fine marzo, con ancora margine di miglioramento - a patto che il contesto si stabilizzi sufficientemente da permettere al mercato di ascoltare con attenzione i numeri trimestrali in arrivo.
Sul fronte dell'S&P 500, lo scostamento dell'indice dalla media mobile a 200 giorni, segnala la possibilità di ulteriore recupero dei corsi, con il consenso di fine anno ancora fissato intorno ai 7.500 punti.
Petrolio in normalizzazione:
La backwardation del Brent - il differenziale tra prezzo spot e prezzo a sei mesi - è scesa a circa 13 dollari, dai 30 del picco di crisi. La volatilità implicita sul petrolio è in calo progressivo da fine marzo. Il messaggio è abbastanza chiaro: il mercato scommette che Trump sia sostanzialmente obbligato a trovare un accordo prima di sedersi con Xi Jinping.
Le aziende dello shale americano, del resto, non stanno aumentando le trivellazioni, segnale che nemmeno gli operatori del settore credono nella durabilità degli attuali prezzi del greggio.
Agenda della settimana
- Da seguire le vendite al dettaglio statunitensi di marzo, i PMI prospettici dell'area euro di aprile e - appuntamento da seguire con attenzione - l'audizione al Senato di Warsh, candidato alla guida della Fed, per capire quali siano le sue intenzioni sul fronte dei tassi e del bilancio della banca centrale.
- Sul fronte societario, i riflettori sono puntati su Tesla e Texas Instruments.
- Amazon, Apple, Alphabet, Microsoft e Meta si presenteranno ai mercati a pochi giorni dall'incontro Trump-Xi - una combinazione di catalizzatori che renderà la prossima settimana particolarmente intensa.
A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR