Aggiornamento del 25 agosto
Nel discorso tenuto durante il simposio di Jackson Hole,
il presidente della FED Jerome Powell ha aperto la porta ad un possibile taglio dei tassi già nella riunione del FOMC del 17 settembre. Sebbene non abbia fornito indicazioni precise sul percorso successivo, i toni utilizzati sono stati decisamente più concilianti rispetto al passato, sottolineando che il mutato equilibrio dei rischi tra occupazione e inflazione richiederà alla Fed un approccio più flessibile.
Il messaggio di Powell è stato volutamente bilanciato. Ha rassicurato i mercati aprendo all’ipotesi di un taglio dei tassi, ma ha ribadito che la Fed resterà vigile sul rischio inflazionistico legato ai dazi. Inoltre, ha dato peso al rischio di un mercato del lavoro, ora “ancora stabile” ma con delle incertezze, sottolineando l’attuale anomalia di rallentamenti sia nella domanda che nell’offerta di lavoratori. L’invito è stato quello di leggere con attenzione i dati in uscita nei mesi a venire.
Dal punto di vista dei mercati, la reazione è stata molto positiva. Gli indici azionari hanno toccato nuovi massimi storici, la volatilità è scesa ai minimi, con il VIX a 14,22%, il livello più basso dal dicembre 2024. La curva dei rendimenti americana ha accelerato l’irripidimento con i tassi a breve scadenza in discesa più marcata rispetto ai tassi a lunga scadenza e con il differenziale tra 2Y e 30Y a 118 bps, il massimo dal febbraio 2022. In Europa, i tassi hanno confermato la fase di consolidamento: Bund decennale a 2,72% e BTP decennale a 3,52%. Spread stabile a 80 punti base.
In questo contesto si inseriscono le parole del presidente della Bundesbank
Joachim Nagel che, sempre a Jackson Hole, ha riferito di non vedere molte ragioni per un ulteriore taglio dei tassi da parte della BCE, tesi che sembra attualmente sposata anche dalle aspettative del mercato.
A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR