Aggiornamento del 25 maggio


Settimana corta ma densa di spunti,

nonostante i mercati siano chiusi negli Stati Uniti per il Memorial Day e nel Regno Unito per lo Spring Bank Holiday. Nel frattempo, nel weekend Trump ha annunciato un accordo imminente su Hormuz.

Dopo i contatti diretti con Mohammad bin Salman Al Sa'ud e Benjamin Netanyahu, domenica Donald Trump ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz sarà riaperto. Secondo quanto riportato da Bloomberg, già oggi alcune navi sarebbero tornate a transitare nell’area. I mercati hanno reagito velocemente: il Brent è tornato sotto i 100 dollari al barile, mentre la backwardation si è ridimensionata a circa 13 dollari, rispetto ai picchi di 30-35 dollari registrati a inizio aprile, segnalando una progressiva normalizzazione.

Restano tuttavia ancora da definire diversi aspetti dell’intesa. Le indiscrezioni parlano di una tregua di 60 giorni durante la quale verrebbe affrontato il tema nucleare, con un possibile compromesso intorno a una sospensione di 10 anni dell’arricchimento dell’uranio, a metà strada tra i 20 anni richiesti dagli Stati Uniti e i 5 proposti dall’Iran.

Rimane inoltre aperta la questione dei circa 400 kg di uranio arricchito: Washington spinge per il trasferimento del materiale negli Stati Uniti, mentre Teheran propone di affidarlo alla Russia. Anche la sequenza e la tempistica delle misure (riapertura dello Stretto, sospensione dell’arricchimento e altri passaggi operativi) sono ancora oggetto di negoziazione.

Il Memorial Day segna simbolicamente l’avvio della driving season, il periodo in cui il prezzo della benzina diventa particolarmente sensibile anche sul piano politico. Con il prezzo del gallone ancora intorno ai 4,5 dollari, sui massimi dal luglio 2022, un accordo su Hormuz rappresenterebbe per Trump un risultato strategico non solo sul fronte geopolitico, ma soprattutto su quello economico e del consenso interno.

 

A distanza di qualche giorno dall’incontro Trump-Xi, 
vale la pena rileggerlo anche nei suoi dettagli simbolici. Trump è stato accolto non dal presidente Xi Jinping, ma dal vicepresidente: un segnale diplomatico preciso, che suggerisce una relazione improntata più alla parità che alla deferenza. Durante la cena ufficiale, la banda militare cinese ha alternato brani americani e cinesi, chiudendo con YMCA, la celebre canzone utilizzata nei comizi di Trump.

Sul piano sostanziale, il messaggio del summit si è giocato su due dossier chiave: terre rare e Taiwan. Pechino ha evitato di esplicitare il tema delle terre rare, mentre Trump ha fatto riferimento a Taiwan in un’intervista post incontro, lasciando intendere di valutare una possibile revisione delle forniture di armi a Taipei, aumentando l’incertezza geopolitica.

 

Il vero punto è rimasto quello delle terre rare:
La Cina continua a utilizzare i magneti, input strategici per data center, auto elettriche e applicazioni AI, come leva negoziale. Dopo il Liberation Day le esportazioni hanno registrato un forte calo, seguito da una ripresa solo parziale e successivamente da un nuovo indebolimento.

Alle richieste statunitensi, Pechino ha risposto con una formula volutamente vagaterremo conto delle necessità statunitensi nel rispetto delle nostre leggi” evitando di assumere impegni quantitativi. Qualche apertura in più sarebbe emersa sul fronte degli acquisti agricoli, ma anche in questo caso senza indicazioni numeriche precise dal lato cinese.

Il sondaggio mensile di Bank of America Merrill Lynch segnala a maggio un aumento record del sovrappeso azionario su base mensile: un indizio del fatto che verosimilmente anche i gestori più scettici alla fine son stati costretti ad aumentare l’esposizione azionaria.

Un segnale da leggere con cautela, perché quando il posizionamento è già molto esteso, il margine per ulteriori sorprese positive tende a ridursi.  

A giugno convergono però diverse variabili da monitorare.

Da un lato, i fondi pensione potrebbero ribilanciare in modo meccanico i portafogli, riducendo l’esposizione all’azionario dopo il rialzo rispetto ai target strategici. Dall’altro, il 12 giugno è attesa la mega IPO di SpaceX, con valutazioni stimate intorno ai 2.000 miliardi di dollari e una forte componente retail legata allo split azionario voluto da Musk. Nei mesi successivi potrebbero seguire altri debutti, con Anthropic e OpenAI in fase di preparazione.

 

Sul fronte dei tassi, il Treasury decennale
si mantiene intorno al 4,6%, lo stesso livello che nel maggio 2025 aveva innescato il cosiddetto “TACO trade” sui dazi di Trump. Il differenziale rispetto alle aspettative di inflazione fra cinque anni resta su livelli storicamente elevati.

Sul piano regolatorio è attesa l’approvazione, entro il 4 luglio, del Clarity Act sulle stablecoin, un passaggio che potrebbe contribuire a definire in modo più strutturato il mercato delle crypto. Il tema non è secondario anche per i mercati tradizionali, perché l’evoluzione delle stablecoin incide potenzialmente sugli equilibri della domanda di Treasury bill, dato il loro crescente ruolo come strumenti di investimento indiretti sul debito USA.

Sullo sfondo restano infine alcune direttrici più strutturali del ciclo tecnologico: da un lato l’avvio di investimenti pubblici nel quantum computing, dall’altro lo sviluppo della fotonica come nuova infrastruttura per la trasmissione dei dati. Due trend che si inseriscono nella fase successiva dell’intelligenza artificiale, dopo la spinta iniziale legata all’addestramento dei modelli.

 

Agenda della settimana

  • In uscita l'indice PCE core di aprile negli Stati Uniti, principale misura dell'inflazione seguita dalla Fed.
  • Attese le stime preliminari sull'inflazione di giugno per Italia, Francia e Germania: dati che anticiperanno il dato aggregato area euro e costituiranno un input chiave per la riunione BCE dell'11 giugno.

 

A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR