Aggiornamento del 26 gennaio


La settimana è stata caratterizzata dagli esiti del World Economic Forum

di Davos e dalla pubblicazione dei principali dati macroeconomici. Nel suo intervento al Forum, il presidente Trump ha escluso il ricorso alla forza militare per la Groenlandia e ha delineato un quadro di cooperazione con la NATO incentrato sul rafforzamento della sicurezza artica e sull’accesso a risorse strategiche, ritirando contestualmente la minaccia di nuovi dazi verso alcuni paesi europei. Il quadro politico è rimasto tuttavia complesso, con l’intervento del presidente ucraino Zelensky che ha evidenziato le persistenti difficoltà dell’Europa nel rafforzare la propria autonomia strategica e nel definire una linea comune sull’utilizzo degli asset russi congelati.

Negli Stati Uniti, la revisione del PIL del terzo trimestre è stata al rialzo al 4,4%, confermando una dinamica di crescita robusta. Il mercato del lavoro ha mostrato segnali di progressiva normalizzazione, con richieste di sussidi sostanzialmente stabili e un lieve ridimensionamento delle attese d’inflazione. L’indice PCE è cresciuto dello 0,2% mese su mese e su base annua sia la componente headline che core si attestano al 2,8%.

In Europa, i PMI flash hanno indicato una fase di stabilizzazione dell’attività economica: il composito dell’Eurozona è rimasto in area espansiva, con un moderato recupero della manifattura e servizi ancora resilienti, mentre nel Regno Unito l’attività ha registrato un’accelerazione più marcata.

La politica ha dominato la settimana dei mercati obbligazionari con una fase iniziale di risk off, seguita da un recupero successivo all’annuncio di un possibile accordo e al rientro delle minacce di ritorsioni tariffarie. L’effetto netto è stato un leggero steepening delle principali curve governative rispetto alla scorsa settimana (guidato soprattutto dalle scadenze più lunghe), con rendimenti marginalmente più elevati sia in America che in Europa.

 

In Giappone, le proposte fiscali della premier Takaichi

in vista delle elezioni anticipate, prive di coperture, hanno riacceso i timori sulla sostenibilità del debito, innescando un forte rialzo dei rendimenti dei JGB, soprattutto sulle scadenze lunghe, con il trentennale salito oltre il 3,85%, anche per effetto della scarsa liquidità. Le rassicurazioni del ministro delle Finanze hanno successivamente favorito un parziale riassorbimento delle tensioni, in attesa della riunione della BoJ.

 

Si è conclusa una settimana in negativo per i mercati azionari

sia in America che in Europa, in un contesto di aumento della volatilità e di recuperi solo parziali. Negli Stati Uniti la flessione ha interessato tutti i principali indici, con una maggiore dispersione tra i titoli tecnologici e una tenuta relativa delle small cap, mentre i flussi verso l’azionario sono tornati negativi. Anche in Europa i listini hanno chiuso in calo, pur mantenendo una sovraperformance da inizio anno, sostenuta in particolare dal comparto della difesa, che ha continuato ad attrarre l’interesse degli investitori.

 

A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR