Aggiornamento del 30 marzo


Geopolitica al centro questa settimana 

Le tensioni lungo i principali corridoi energetici globali stanno evolvendo rapidamente, con il rischio concreto che possano tradursi in interruzioni dei flussi e in un conseguente impatto sui mercati.

Il focus resta sullo Stretto di Hormuz, ma accanto a questo si rafforza un secondo fronte, quello di Bab al-Mandab, nel Mar Rosso. Il possibile coinvolgimento degli Houthi a supporto dell’Iran apre infatti a uno scenario di doppia pressione sulle rotte energetiche. Per l’Arabia Saudita, già costretta a riorientare parte delle esportazioni, si tratterebbe di una situazione particolarmente critica, che spiega perché Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti siano tra i sostenitori più decisi di un'azione risolutiva contro Teheran. Posizioni più moderate sono invece quelle di Kuwait, Oman e Qatar, attivamente coinvolti nei negoziati mediati dal Pakistan.

In questo contesto si inserisce la strategia americana. Questa mattina il Financial Times ha pubblicato un'intervista a Trump, da cui emerge con maggiore chiarezza l’obiettivo finale: il petrolio iraniano e, in particolare, l’isola di Kharg, snodo cruciale per le esportazioni di Teheran. L’ipotesi di un’azione mirata, volta a rafforzare la leva negoziale nei confronti della Cina, delinea una strategia ad alta intensità, che tuttavia i mercati sembrano già aver iniziato a prezzare.

Ed è proprio sui mercati che queste dinamiche trovano una prima, evidente traduzione. Il comparto energetico segnala tensioni crescenti, con una struttura dei prezzi che riflette aspettative di scarsità nel breve termine. Allo stesso tempo, sul fronte obbligazionario, il movimento è stato significativo su entrambe le sponde dell’Atlantico. Negli Stati Uniti, il Treasury decennale ha raggiunto il 4,40%, avviandosi verso una delle peggiori performance mensili dell’ultimo anno, con un rialzo dei rendimenti di circa 50 punti base che riflette un generale irrigidimento delle condizioni finanziarie. In Europa, il quadro appare ancora più debole: il Bund tedesco ha superato il 3%, su livelli che non si osservavano da oltre un decennio, mentre il BTP decennale si attesta intorno al 4%, con una flessione mensile particolarmente marcata. In questo contesto, resta centrale anche il livello del 4,60% sul Treasury USA, soglia chiave da monitorare. 

Anche i mercati azionari continuano a riflettere un contesto di elevata incertezza. 

 

In Europa, la correzione è stata più pronunciata.

I settori ciclici, come industriali e finanziari, risultano i più penalizzati, mentre i consumi (in particolare il lusso) soffrono il rallentamento della domanda globale. Fa eccezione il comparto energetico, che beneficia del rialzo dei prezzi del petrolio. Negli Stati Uniti, il mercato mostra una maggiore tenuta, pur in progressivo indebolimento: la diversa composizione settoriale e una minore esposizione diretta al rischio energetico contribuiscono a contenere le perdite, anche se l’energia resta l’unico settore chiaramente positivo.

Sul piano valutario, il dollaro continua a mantenere una funzione difensiva, seppur meno marcata rispetto al passato, mentre l’euro si conferma sensibile alle fasi di volatilità. La correlazione con il VIX - oggi intorno a 30 - suggerisce un cambio EUR/USD con potenziale verso area 1,12-1,13. 

 

Le aspettative di inflazione divergono

tra le due sponde dell’Atlantico e contribuiscono a rendere il quadro più articolato.

La settimana, più breve per la chiusura dei mercati venerdì, concentra comunque alcuni appuntamenti rilevanti: i dati preliminari sull’inflazione dell’area euro, attesi in moderato rialzo, e quelli sul mercato del lavoro statunitense. In parallelo, l’attenzione sarà rivolta anche agli interventi delle banche centrali, in un contesto in cui la traiettoria dei tassi resta uno degli elementi chiave di lettura.

 

A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR