Aggiornamento del 16 febbraio


Il sentiment della settimana

è stato dominato dal timore che l'adozione massiccia di nuovi strumenti di Intelligenza Artificiale possa comprimere drasticamente i margini di profitto in settori storicamente stabili. Questa narrativa di “disruption” ha alimentato la rotazione settoriale vista da fine 2025: gli investitori hanno ridotto l'esposizione sul segmento software, spostando i flussi verso i settori ciclici e i comparti difensivi come utilities, energia e materiali. Il mercato sembra ora premiare maggiormente le società dell'economia reale, percepite come meno vulnerabili a un'improvvisa erosione della profittabilità causata dall'automazione.

Negli Stati Uniti, l'indice dei prezzi al consumo di gennaio ha evidenziato un raffreddamento superiore alle attese, attestandosi al 2,4% su base annua rispetto al 2,5% del consensus, nonostante la statistica core sia in linea con le stime al 2,5% a/a, confermando una certa persistenza
Il mercato del lavoro mostra un rallentamento strutturale: sebbene le nuove buste paga di gennaio (130k) abbiano superato le attese, la revisione dell’intero 2025 è stata drastica, con una media mensile scesa a 15k. Al netto del settore sanitario, l'economia ha registrato perdite di posti di lavoro in settori chiave come manifattura e tecnologia, con una crescita salariale che segna l'incremento più basso dal 2021. 
Inoltre, le evidenze sul fronte inflattivo hanno spinto i rendimenti della curva Treasury su livelli che non si vedevano dall’autunno (il decennale ha chiuso a 4,04%). 

In Europa, il mercato obbligazionario ha mantenuto una buona resilienza, mostrando una limitata reattività alla volatilità proveniente dagli Stati Uniti. I rendimenti sono rimasti nel complesso stabili, con il Bund decennale che si è mantenuto sotto il 2,80%. Il decennale italiano è sceso sui livelli più bassi da ottobre (3,38%), con lo spread attestato intorno ai 60 punti base. Degna di nota è stata l'operazione di Alphabet che ha collocato un raro bond a 100 anni, a conferma di una domanda molto ricettiva verso emissioni con duration estremamente lunga.

 

Il comparto azionario ha confermato

la vitalità dell’economia reale: il Dow Jones ha superato i 50.000 punti, mentre la marcata divergenza tra l’S&P 500 e la sua versione Equal Weight (12 massimi YTD) evidenzia una partecipazione corale dei settori non tecnologici. In Giappone, la netta vittoria di Sanae Takaichi ha innescato un rally del Nikkei (+5%) su attese di stabilità e riforme.

 

Negli Stati Uniti, i semiconduttori

(+7,3%) cavalcano la domanda di infrastruttura AI, nonostante i timori di un “memory crunch” legato alla saturazione della capacità produttiva di memorie HBM per tutto il 2026. Al contrario, software e finanziari restano sotto pressione per il lancio di nuovi tool di automazione come Hazel e le app su ChatGPT. In Europa (+1%), la rotazione value” e la solidità delle utilities hanno premiato i settori personal care (+7,99%) e risorse di base (+7,13%). Infine, l’oro (+3,00%) si rafforza come asset rifugio a fronte delle incertezze geopolitiche tra Medio Oriente e Regno Unito.

 

A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR